Gesù pianse


(Roberto)

Giovanni 11:17-46

Gesù pianse.

Ho letto molte opinioni in merito, la maggior parte delle quali propongono una sorta di visione romantica dei fatti e sinceramente lo capisco, d’altronde il confronto col versetto più breve dell’intera Bibbia è davvero coinvolgente, emoziona e coinvolge anche i cuori più tiepidi.

Altrettanto sinceramente, però, non credo che le lacrime di Gesù siano state soltanto di empatica compassione per lo spettacolo che Gli si parò davanti, fatto di  fragilità, impotenza, disarmo, confusione  e arresa alla tracotante morte.
Se Dio si è spinto, come si è spinto, a dare la Sua vita come prezzo per il nostro riscatto, non mi stupiscono queste esternazioni del Suo Amore. Dio non può che amarci, capirci ed essere partecipe delle nostre debolezze, dalle quali, infatti, vuole liberarci. La vita e, soprattutto, la morte di Suo Figlio, sono la prova che Dio non si è concesso altra possibilità oltre  quella di renderci l’oggetto del Suo infinito Amore.

Se Gesù, quindi, fu preso da un fremito che lo turbò nell’intimo, che lo scosse profondamente, in un misto di irritazione e dolore difficilmente contenibile, che esondò sul Suo volto in forma di lacrime, fu per lo stupore e la sofferenza procurategli dalla durezza e dall’incredulità che dovette fronteggiare.

La Sua promessa: «Tuo fratello risusciterà»,
«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto», la risposta.

Tutti coloro che avevano rapporti con Gesù – e non solo i Giudei ma soprattutto i Suoi amici intimi, ovvero i Suoi discepoli, Maria, Marta – erano ciechi (i Giudei) o in preda alla frustrazione (gli amici)  a motivo del presunto fallimento di Gesù, il quale aveva dichiarato pubblicamente di essere “la risurrezione e la vita”: “Gesú le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se muore, vivrà.”

Infatti, secondo un credo ebraico, l’anima di una persona morta lascia la presenza del corpo dopo 3 giorni, potendo rientrare nel corpo della persona stessa entro due giorni, passati i quali se ne allontana definitivamente.
Lazzaro era morto già da 4 giorni, non c’era più speranza alcuna di un suo ritorno alla vita….Gesù era arrivato tardi?

Evidentemente no. Perchè Dio trascende le aspettative umane e realizza l’impossibile. Dio ha vinto la morte, Lazzaro è uscito dalla tomba, vivo.

Tu, sei un amico intimo di Gesù?
Perchè se sei un Suo amico intimo, devi essere per forza uno di quelli che si fidano di Lui, che non dubiterebbero mai che il Cristo sia in grado di resuscitare una persona morta da quattro giorni.

Gesù è davvero Colui che afferma di essere, Egli è perfettamente in grado di resuscitare e di dare vita a tutto ciò che, invece, ti parla di morte, ti ha tolto la speranza e che ha depauperato i tuoi sogni.
L’unico ostacolo che Dio non può rimuovere è l’incredulità, la libertà che ci concede di crederGli o meno, al di là delle circostanze che viviamo.
Gesù ha vinto e sconfitto il principe di questo mondo non per sè, ma per noi.

 

Violenti o indolenti


(Franz)

È scritto che il regno di Dio è per i violenti. Violenti sono quelli che non si rassegnano, non si arrendono, non accettano che le cose debbano andare in modo da farli scivolare lontano dalla perfetta volontà di Dio per la loro vita.Violento è chi NON giustifica l’errore dicendo che tanto lo fanno tutti, che è normale oggi comportarsi in un certo modo, rendendo giusto quel che giusto non è, rendendo normale il peccato.

Violento sei tu quando in modo aggressivo scegli di dire no al peccato, scegli di non concederti permessi o vacanze da Dio, ma con decisione e forza fai passi verso di Lui; ricordando che in ogni momento Lui è con te, scegliendo di amarti ed aiutarti. Allora la tua violenza nello scegliere per Lui ti porterà verso il tuo Dio, le Sue promesse, verso il Suo regno.

Tutti vittime, tutti carnefici


(Roby)

“Ogni guerra lascia dei morti per terra”. È vero, è così. Quando ci imbarchiamo in qualche guerra, anche un’eventuale vittoria lascerà delle cicatrici …troppe cicatrici. La vendetta, alla fine, ha lo stesso sapeore amaro della sconfitta.

D’altronde, anche se ci illudiamo del contrario, siamo tutti nella stessa barca, io, te, gli altri, tutti siamo sottoposti alle stesse passioni. Tutti sbagliamo, tutti. E tutti noi siamo stati sia vittime che carnefici.

La vita è una scuola solo per chi ha voglia di studiare, ed è lì che Dio ci modella, ci tempra, ci usa. Per gli altri è solo una prigione, sebbene per qualcuno sia dorata.

Spesso ci capita di venire bloccati dal giudizio, dai sensi di colpa, da un fallimento, dalla cattiveria degli altri, se dai un’occhiata ai tuoi detrattori vedrai che non ce n’è uno di perfetto, esattamente come me e te.

Gli errori ci offrono una grande chance, quella di confrontarci  coi nostri difetti, i nostri limiti ma soprattutto quella di imparare a non diventarne schiavi, di non ripeterli in via seriale.

Se davvero si è appresa la lezione ci riscopriremo più saggi, più forti, più malleabili alle mani del Vasaio, meno insofferenti nei confronti degli altri e della vita.

vasaio

Face to Face


(Franz Puccio)

Il momento in cui inizia il confronto con l’altro è mediamente seguito da un pensiero che dice: ho ragione io, lui non mi comprende, non riesce a capire la mia posizione.

Se ci accorgessimo invece che il nostro punto di vista hai il Dovere di confrontarsi con il punto di vista altrui, probabilmente cominceremmo ad abbattere i muri che separano gli altri da noi (la nostra ragione) e soprattutto sono i muri che ci impediscono di andare avanti e crescere.

La Parola ci insegna che il volto dell’altro uomo dà una forma e lima il nostro. Questo vuol dire che solo attraverso un dialogo aperto ed un confronto continuo possiamo realizzare la realtà, la verità, saltando al di là del nostro muro e guardando ogni cosa anche con gli occhi dell’altro.

beOpen – beLikeJesus

Forgive 


(Franz Puccio)

Quando ricevi un grave torto, questo ti lascia un segno, un danno che ricorda ogni giorno quanto hai subito.
È un preciso piano del nemico farti vivere nel ricordo del danno per creare in te la ricerca della giustizia negata, per farti sentire giusto, in credito verso il mondo e verso Dio,  per far crescere il tuo orgoglio nel difetto, allontanare gli altri ed impedirti di incontrare il cuore di Dio.

Quando ricevi un grave torto, guarda con gli occhi di Dio, vivi nella compassione, guarda ciò che è arido ed innaffialo. Non risparmiare l’acqua della tua preghiera e del perdono verso chi ancora non ti ama, allora vedrai fiorire il giardino della tua vita, i migliori frutti saranno per te che scegli di seguire l’esempio del Maestro, Gesù.

beOpen – beLikeJesus

Atleti per Cristo


Mentre i Giochi olimpici di Rio sono in pieno svolgimento, si moltiplicano le testimonianze di fede da parte degli atleti. Sarebbe difficile individuarle tutte, ma non possiamo non citare le preghiere dei giocatori figiani al termine della finale che ha regalato loro la medaglia d’oro nel rugby a 7 (nella stessa specialità, sul versante femminile, al termine dell’ultima sfida le atlete del Kenya si sono raccolte in cerchio per una preghiera).Nel clima olimpico il plurimedagliato Michael Phelps ha raccontato ai media di come abbia superato un serio momento di crisi leggendo il libro di Rick Warren, “La vita guidata da propositi”; anche l’arciera Mackenzie Brown ha esposto la sua fede, e il suo allenatore Kisik Lee pare abbia portato finora alla fede e battezzato sette atleti (subendo, anni fa, una reprimenda da parte del Comitato olimpico statunitense).

L’elenco continua con i tuffatori David Boudia and Steele Johnson, argento nei tuffi sicronizzati, la calciatrice Tobin Heath, il ginnasta Jake Dalton, la velocista Allyson Felix, e anche le ex ginnaste Dominique Dawes e McKayla Maroney. Altri cinque atleti cristiani, ricorda Premier Christianity, sono in odore di medaglia a Rio 2016: gli statunitensi Trayvon Brommell e Christian Taylor, la giamaicana Shelly-Ann-Fraser-Pryce, Kirani James (Grenada) e Asbel Kiprop (Kenya).

(Fonte: https://www.facebook.com/paolojugovac/posts/10205612479786282)